Ragionamenti sul morir dell’estate

Un’altra estate volge al termine. Mi rattrista non tanto ciò che di essa ci si lascia alla spalle, quanto piuttosto ciò che si preannuncia della prossima stagione invernale.

L’estate è bella perché per alcune settimane si vive in libertà: ci si libera dalle incombenze, dagli impegni, dalle responsabilità, dallo stress. Ma libertà anche dai politici, dalle loro discussioni sterili, dall’inquinamento mediatico, dal giornalismo vomitevole.

Sta per tornare l’autunno e con esso torneranno i talk-show televisivi, le inutili discussioni politiche che stupreranno le nostre case penetrandoci senza il nostro consenso, fuoriuscite dalle bocche-ano dei giornalisti e opinionisti televisivi. Tornerà un fottuto campionato di calcio-merda (da distinguersi dal vero calcio-spettacolo) con annessi incidenti e dibattiti ottimi per rattoppare gli spazi televisivi non già occupati da trasmissioni vomitevoli. Magari uscirà un nuovo libro di Vespa, oppure nuove intercettazioni Berlusconiane che tanto saranno immediatamente distrutte e dimenticate in perfetto stile italiano. Il problema che ci insegneranno di nuovo essere tale sarà il rumeno, il marocchino, la sicurezza: non i tagli ai servizi, il carovita, l’energia, la disoccupazione, la camorra, il futuro. Non che ci sono tutti gli spunti di un regime, non che un’imprenditoria marcia continua a spolpare le nostre aziende e a muovere l’apparato legislativo a suo esclusivo vantaggio.

E poi tornerà la nebbia, non si vedrà niente e come al solito non si capirà mai un cazzo.

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